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Produzione letteraria

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Lineafilosofica

Io credo

Un nuovo romanzo breve, uscito all’inizio del 2026, il cui tema principale è l’esperienza spirituale della violenza, sia quella cieca e universale del terrorismo sia quella subdola e domestica contro le donne. Il focus narrativo di Io credo è centrato, in particolare, sui pensieri di don Basilio Fadda, che non riesce a salvare la giovane Anna Loi, vittima di abusi e violenze domestiche, dalla furia indomabile dell’uomo che l’ha sposata. Ambientato nella Sardegna meridionale tra gli anni Settanta e gli anni Novanta del secolo scorso, il romanzo propone un preciso piano di riflessione: dopo aver conquistato importanti ed evolute norme a protezione dei diritti soprattutto delle donne, la nostra società fatica ancor oggi a nutrire e consolidare un’educazione efficace e credibile, facendoci comprendere in questo modo che molto resta ancora da fare per trasformare quelle conquiste civiche faticosamente raggiunte in cultura civica e morale davvero diffusa.  

Lineafilosofica

Mi ami?

Uscito nel 2012, ma scritto tra il 2007 e il 2011, questo primo romanzo è una reazione alla profonda crisi esplosa alla fine del primo decennio del nuovo millennio. Restituisce un impietoso ritratto di quel tempo: l’assenza di riferimenti, l’incertezza esistenziale dominante, la fragilità dell’individuo, l’enfasi sul qui e ora alimentata dal primato delle sensazioni, la ricerca di vie di fuga tanto dal mondo quanto da se stessi. I personaggi di questa storia d’amore non hanno un nome (sono soltanto un Lui e una Lei. Su questa inderterminatezza di fondo agisce l’espediente tecnico che rende possibile l’intreccio). I capitoli che la compongono non sembrano avere un’apparente uniformità. Tutto è dunque incerto, non definibile sistematicamente, permeabile. Soltanto l’emozione, con la sua forza vivida e seducente, è in grado di contrastare le convulsioni del Tempo, espandendolo all’infinito e consentendoci di immergerci nella profondità di ogni istante.

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Sulla scia del vento

Nel 2019 esce il secondo romanzo. L’esperienza del perdono è al centro di una storia di amicizia nata, quasi inspiegabilmente, dal seno della violenza omicida. Come si può amare chi invece si dovrebbe odiare? Fabrizio Demontis e Giuseppe Matzeu sono i testimoni diretti di quella che potrebbe essere definita “immedesimazione emotiva“: l’immersione dell’uno nella vita, nella sofferenza, negli affetti, nelle paure e nelle speranze dell’altro. Questo romanzo appare come un tentativo di nominare ed esprimere il gesto del perdono, inteso come dimostrazione umana dell’esistenza di Dio. Perché perdonare, portando in se stessi le ragioni, il dramma, l’esperienza dell’altro, rivivendo a ritroso il torto subito e inferto, significa farsi tramite nel mondo di una forza altrimenti impossibile da spiegare. Una forza divina perché capace di farci andare al di là noi stessi, dimostrando che c’è qualcosa oltre il nostro, ristretto orizzonte egocentrico… a cominciare dalla dignità dell’Altro.

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Il voltolino

La fine del secondo decennio del nuovo millennio è una fase feconda dal punto di vista della produzione letteraria. Verso la fine del 2019, infatti, esce anche una raccolta di storie della buonanotte, scritte durante un periodo professionale che va dal 2013 al 2016, trascorso a stretto contatto con tanti bambini che hanno direttamente e indirettamente ispirato molti dei pezzi pubblicati in questo libro. Il filo conduttore che lo attraversa è l’esperienza del viaggio: l’incontro e la sorpresa, la curiosità e la gioia che animano gli occhi dei bambini quando guardano le cose riuscendo a vedere ciò che le sostiene e le accompagna. Il voltolino è nato dal bisogno di dare valore alla fantasia come strumento di conoscenza della realtà, ma anche dal desiderio di riaccendere negli adulti la passione per quel “domandare” spregiudicato e un po’ bizzarro che somiglia al piglio o allo stile della filosofia. Aspira a rimettere la lettura al centro della relazione tra i genitori e i loro figli, soprattutto nel caldo e accogliente “nido” della propria casa.

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Era la stessa luna

Nel 2024 esce un romanzo breve, frutto di una lunga e complessa ricerca progettuale. Ancora una volta, l’intreccio che conferisce tridimensionalità alla vicenda di Mauro Carta è attraversato dal tema del perdono. La narrazione è lucida ma tesa, l’azione è predominante e il ritmo è un flusso psicologico incessante, puntellato da flashback e ritorni al presente che si intrecciano nell’arco di una sola notte. L’indagine che il lettore compie sprofondando nella vita del protagonista è come un faccia a faccia con l’intera epoca contemporanea: prevalgono la solitudine, l’assenza di valori fondamentali, l’ambizione e l’insoddisfazione. L’amore tra Mauro e Luisa Vietti è un palco spoglio sul quale si erge una scenografia minimalista capace di far risaltare il sentimento umano del perdono. In Mauro sono al limite l’amicizia e la fede – due radici che vanno a fondo nel terreno dei ricordi d’infanzia risalenti a tempi e luoghi lontani – a fare da pietre angolari del sofferto, ma sincero ed emozionante, ritorno alla vita.